di Marco Cagnotti

Chi mi conosce lo sa: io sono un lettore forte. Leggo una cinquantina di libri all’anno. Non che «leggere un libro» abbia molto significato, se ne facciamo una questione solo di quantità di pagine. «Il gabbiano Jonathan Livingston» è un libro. Anche «Guerra e pace» è un libro. Ma tant’è: io leggo parecchio. E ancora di più compro, come spesso succede a chi ama la lettura. Sempre chi mi conosce sa pure che da anni ormai mi sono convertito all’ebook. Da Amazon, nel suo formato proprietario, acquisto i testi in inglese. Per quelli in italiano preferisco il formato .epub e da tanto tempo sono cliente di Bookrepublic. Mai avuto un problema. Fino al 6 novembre scorso.

Quel giorno vado a comprare l’edizione digitale di «Come si fa una tesi di laurea», di Umberto Eco. No, non devo laurearmi un’altra volta: mi serve per lavoro. Ne ho già una copia cartacea, ma avere l’ebook aperto sul monitor mi fa comodo. Perciò vado, cerco, seleziono, pago, scarico il file .acsm, lo apro, mi si apre Adobe Digital Editions e… bang!

 

 

Mai successo prima. Ritento. Riscarico il file e lo rilancio: idem. Chiudo Adobe Digital Editions: idem. Arrivo perfino a riavviare il computer: idem. Ci riprovo con il computer portatile: idem.

Vabbe’. Scrivo allora all’assistenza clienti di Bookrepublic. Silenzio. Il 14 novembre, ossia una settimana dopo, scrivo di nuovo per sollecitare. A quel punto mi risponde Michela, che mi chiede di ritentare con un altro file .acsm, allegato all’email, e conclude: «Resto a sua disposizione». Riprovo subito: niente da fare. Rispondo a Michela e aspetto. Silenzio. Il 17 novembre sollecito. Silenzio. Il 20 novembre sollecito ancora. E ancora silenzio.

Ok, è un fatto assodato: l’assistenza clienti di Bookrepublic fa schifo.

Ora, io capisco, eh: ci possono essere dei problemi. Tutti hanno dei problemi. Figuriamoci se non capisco. Capisco e paziento. Nemmeno pretendo che tutti i problemi siano risolubili: se quel libro non può essere scaricato per cause indipendenti da Bookrepublic, pazienza. Me ne farò una ragione. Io gliel’ho pagato, però. Quindi esigo almeno di riavere i miei soldi. Anche sotto forma di un buono per un prossimo acquisto, ché tanto sono un cliente fedele e di sicuro comprerò altri ebook da loro. Invece non ricevo niente di niente. Peggio ancora: non ricevo nemmeno due-righe-due di risposta ai miei solleciti. Alla faccia del «Resto a sua disposizione» di Michela.

Sicché adesso sono proprio incazzato. E col cazzo che compro ancora un ebook da Bookrepublic, che così ha perso un cliente da più di 500 euro all’anno. Le librerie on line ormai non mancano e io andrò ad accasarmi altrove. Ho già iniziato.

Poi voi fate come vi pare, ma questa è la mia esperienza. A buon intenditor…


Aggiornamento: pezo el tacón del buso

Nemmeno due ore dopo la pubblicazione del mio articolo, l’assistenza clienti di Bookrepublic mi contatta con un’email rivolta a un certo dott. Russo: non sono nemmeno capaci di scrivere un’email personalizzata e si riducono al copia&incolla di qualche comunicazione standard preconfezionata.

Mi dicono che indagheranno sulle cause del disservizio. Chissenefrega.

Mi offrono:

  • il rimborso dei soldi spesi per l’ebook,
  • un buono d’acquisto di 35 euro.

Infine sperano di poter recuperare la mia fiducia.

Be’, troppo comodo.

Il rimborso lo prendo, visto che il libro non ho mai potuto scaricarlo. Invece il buono d’acquisto se lo possono anche tenere. Con Bookrepublic ho chiuso, perciò non intendo approfittare nemmeno di un regalo.

E ho chiuso perché, se per ottenere attenzione bisogna piantare un casino in pubblico e alla fine si riceve un’email con il cognome sbagliato, allora davvero la loro assistenza clienti fa più schifo di quanto io immaginassi.

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